Recensione di Gianmario Ricchezza a “Scintille d’infinito”

 Si trovano su Giordano Bruno sostanzialmente tre tipi di pubblicazioni:

1) Gli scritti originali del Bruno. Grazie anche a valenti studiosi come Giovanni Aquilecchia e alla considerazione di contemporanei dell’epoca, soprattutto tedeschi, abbiamo ad oggi la quasi totalità delle oltre 40 opere scritte dal filosofo.
2) Scritti sul Bruno. Preziosi quelli di carattere storico, che hanno rintracciato documenti dell’epoca (soprattutto le voluminose ricerche di Vincenzo Spampanato), facendo emergere la viva figura del filosofo dalle ombre del tempo. Tra gli altri scritti, più filosofici, ne troviamo purtroppo di fuorvianti: alcuni hanno la pretesa di spiegare il più grande filosofo italiano senza avere la necessaria levatura intellettuale; come sosteneva Anacleto Verrecchia, non basta insegnare filosofia per essere filosofi, così come fare il prete per essere santi. In questa categoria vi sono anche autentiche aberrazioni di tanti che vogliono classificare arbitrariamente Bruno come un eretico medievale, un mago rinascimentale, un idealista hegeliano, un anticlericale risorgimentale o un prefiguratore della scienza moderna.
3) Considerazioni becere o false. Dilagano false citazioni di individui che si gratificano in modo stupido, intestando fraudolentemente al nome famoso le loro dabbenaggini.

Guido del Giudice lotta da tempo contro questi cervelli dannosi e pericolosi.

"Scintille d'Infinito" La recensione di Ricchezza.Oggi Del Giudice ci presenta il suo ultimo lavoro che inseriamo a buon diritto nella prima categoria: è infatti un utilissimo florilegio dalle opere del Nolano, che consente a tutti di accostarlo nel modo migliore. Non è una semplice antologia, costruita secondo gusti preconcetti e quindi riflettente una visione parziale, tanto meno una compilazione scolastica; né avrebbe potuto esserlo, vista la lunga consuetudine col filosofo e l’onestà intellettuale dello studioso.
Quello che ci viene presentato è il frutto di decenni di letture, effettuate da un occhio limpido e preparato, con grande interesse e rispetto. Abbiamo così a disposizione 200 brani del filosofo, evidenziati tra migliaia di pagine e presentati in modo accessibile; oltre a una utile suddivisione per argomenti, quando non sono stati tradotti dal latino, sono stati modernizzati nel linguaggio con un intervento leggero e non invasivo, il più possibile fedele all’originale.
Un grande lavoro, unico nel suo genere, che meriterebbe di essere adottato nelle scuole, dove il Bruno figura soltanto come intestatario di alcuni edifici. Ma è utile a tutti, anche agli specialisti, perché consente di rintracciare in breve tempo i testi di riferimento mediante un collegamento riportato in appendice. Una veste editoriale comoda e leggera, dal prezzo accessibile, completa il pregio del libro.
Gianmario Ricchezza

20 anni di studi bruniani

Non è nel mio carattere guardare indietro, ma il ritiro forzato che sta mettendo a così dura prova le nostre vite è l’occasione per ripercorrere le tappe di venti anni di fatiche, ma anche di intense soddisfazioni e di crescita intellettuale

Guido del Giudice e i suoi studi bruniani

Era il 17 febbraio del 2000. Dopo aver percorso a piedi il tragitto dalle carceri di Tor di Nona a Campo de’ fiori per ricordare il quarto centenario del rogo infame, decisi di scrivere un piccolo opuscolo per celebrare l’evento. Nacque così il mio primo libro “Www Giordano Bruno”, dedicato alla mia esperienza sul web, cominciata due anni prima con la creazione di quello che sarebbe diventato il più importante sito Internet dedicato al Nolano.

Sono passati vent’anni da allora e a quel primo libro ne sono seguiti altri 10, fino ad arrivare alla piccola antologia di aforismi appena pubblicata col titolo di “Scintille di infinito”. Venti anni di studi, di viaggi sulla rotta della peregrinatio del Nolano, di saggi, documentari, convegni, conferenze.

Ad ognuno di questi libri è legata un’emozione, una scoperta biografica, un’intuizione filosofica. Ci vollero cinque anni perché si materializzasse “La coincidenza degli opposti”, frutto di una innovativa riflessione sulle consonanze tra la filosofia Bruniana e le filosofie orientali. Un lavoro che ha aperto agli studi bruniani prospettive ancora inesplorate. L’anno dopo iniziò il ciclo delle traduzioni con le “Due orazioni”, la Valedictoria e la Consolatori,  pronunciate da Bruno in Germania nelle due università dove gli fu finalmente concesso di insegnare: Wittenberg e Helmstedt.

La loro realizzazione si accompagnò, come tutte le altre traduzioni da me effettuate, ad una accurata ricerca di atmosfere e informazioni sui luoghi dove esse furono composte. Due anni dopo è la volta del Camoeracensis Acrotismus. “La disputa di Cambrai” è la prima traduzione in assoluto dell’opera, innovativa fin dal titolo, che risolve un’annosa questione interpretativa.

Anche in questo caso la metodologia “on the road” si rivela fruttuosa. Un viaggio a Praga, nella biblioteca del Klementinum, per esaminare una famosa copia originale del libro, donata da Bruno a Tycho Brahe, mi riserva la scoperta di una firma autografa del filosofo fino ad allora sconosciuta. A questo punto si fa strada il progetto di portare a termine tutte le traduzioni dal latino non ancora disponibili. Vedono così la luce nell’ordine, dal 2009 al 2017, “Il dio dei geometri”, la “Somma dei termini metafisici”, “Contro i matematici” e le “Epistole latine”.

“Il dio dei geometri” raccoglie la traduzione completa dei dialoghi realizzati da Bruno durante la tempestosa querelle parigina con il geometra salernitano Fabrizio Mordente, ricostruendo gli antefatti che determinarono la sua precipitosa fuga dalla capitale francese alla volta della Germania.

Le indagini sul periodo tedesco, preparatorie alla traduzione della “Somma dei termini metafisici” dettata da Bruno a Raphael Egli, nel castello di Elgg, tra le montagne zurighesi, mi conducono alla scoperta più importante: i rapporti intrattenuti da Bruno con la confraternita dei Rosacroce.

Il saggio introduttivo “Giordano Bruno in Svizzera tra alchimisti e Rosacroce” diventa subito un classico, che segna una svolta negli studi bruniani, confermando e ampliando l’influenza del Nolano sugli ambienti esoterici e alchimistici fino ai giorni nostri. Quattro anni di lavoro mi costerà la traduzione successiva, quella dei 160 articuli adversus mathematicos, pubblicata nel 2014.

“Contro i matematici” esplora e mette a fuoco uno degli aspetti principali del pensiero bruniano, forse il più affascinante e controverso: il rapporto tra scienza e magia.

L’ultimo mio cimento col latino dura tre anni. La traduzione delle epistole dedicatorie delle opere composte nella lingua dei dotti mi consente di presentare, per ognuna di esse, il contesto storico e ambientale in cui furono scritte. Ne viene fuori un’immagine inconsueta del filosofo, relativa a periodi della sua vita scarsamente analizzati dai biografi precedenti. Negli intervalli del lavoro di traduzione escono dai torchi editoriali altri due libri, a cui sono particolarmente legato.

Quasi a voler alleggerire l’impegno a tratti ostico delle traduzioni, essi si rivolgono con un tono divulgativo agli appassionati, che, in numero sempre crescente, hanno iniziato a seguirmi.

Del 2012 è la mia intervista a Giordano Bruno “Io dirò la verità”, che analizza e chiarisce le fasi finali della vicenda processuale del filosofo. Un libro che ha avuto una larga fortuna, testimoniata da una versione teatrale, da numerose imitazioni e… qualche sfacciato plagio. Il secondo lo realizzo l’anno successivo per esaudire la richiesta di fornire un testo agile e didattico a coloro che si avvicinano per la prima volta alle opere del Nolano.

Il profeta dell’universo infinito” ottiene un tale successo che lettori e studiosi di ogni paese si offrono di tradurlo nella loro lingua madre. Risultato: sette versioni in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, greco e portoghese, che presto saranno disponibili anche in versione e-book. Per coronare questo ventennio di studi intensi e faticosi, ma prodighi di soddisfazioni, non potevo esimermi dal lasciare un segno anche in questo 2020.

Ecco perciò la piccola antologia degli aforismi di Bruno a me più cari, raccolti durante questi venti anni di lavoro, appuntati su post-it tra una traduzione e l’altra, dimenticati tra le pagine di un vocabolario o sul fondo di una valigia durante uno dei miei viaggi sulle tracce di questo straordinario personaggio.

Come racconto nell’introduzione, questo prezioso breviario del pensiero bruniano volevo tenerlo per me, intimo, personale livre de chevet. Poi mi son detto che così facendo avrei tradito la missione costante del mio lavoro: far giungere il messaggio del filosofo al pubblico più vasto possibile.

La spinta decisiva alla decisione di pubblicarlo è venuta dalla necessità di distinguere la genuina parola del filosofo dalle numerose false citazioni diffuse in maniera incontrollata attraverso il copia-incolla della rete.

Non può mancare, a questo punto, un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo percorso. Inizio da Sante Di Renzo, il mio editore storico, che ha creduto fin dall’inizio in questo progetto, in apparenza così lontano dalla sua linea editoriale. Il mio pensiero va poi a tutti coloro che in questi anni mi hanno seguito nei successi e incitato a non arrendermi nei momenti difficili.

Al popolo dei social, che mi ha accordato la sua fiducia, ad onta del bombardamento ingannevole delle false citazioni e dell’indifferenza fraudolenta degli accademici, feriti nell’orgoglio e… nel portafoglio. La loro meschina vendetta è consistita nell’escludere questi undici libri (che in segreto consultano e copiano continuamente) dalle note e dalle bibliografie dei loro testi pedanteschi. Continuano a non rendersi conto che oggi i lettori sono più interessati alla verità che alle loro patetiche baruffe filologiche. Infine un grazie dal profondo del cuore va alle persone che hanno collaborato alle mie iniziative con passione e disinteressato entusiasmo.

E adesso… guardiamo avanti!

Guido del Giudice

Il cratere “Giordano Bruno”

“Giordano Bruno sulla Luna”

Il cratere Giordano Bruno

“Lassù  forse potrei trovare finalmente un po’ di pace, fuggire l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’ odio, la moltitudine che non mi contenta”. Queste le parole che Guido del Giudice fa pronunciare al Nolano nel libro “WWW.GIORDANO BRUNO”, riferendosi alla luna ove lo portò qualche anno dopo la sua morte, nel 1648, un suo grande ammiratore: Cyrano de Bergerac.

Nel suo  “L’autre monde ou les états et empires de la Lune”, come acutamente osserva Jean Rocchi: “Dyrcona (anagramma di Cyrano) incontra un personaggio travestito da “demone di Socrate” immortale, che un lettore sagace riconoscerà senza sforzo. Cyrano ci dice che quest’uomo é arrivato sulla Luna da non molto tempo, dopo aver fatto un viaggio in Europa dove ha incontrato il dottor Faust, i Cavalieri di Rosacroce e Campanella, mentre era a Roma dinanzi all’Inquisizione.

E’  nato sul Sole ma ha preso dimora sulla Luna perché qui gli uomini sono amanti della verità, non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e non c’é autorità di sapiente, né prevalenza di numero che possa avere il sopravvento sull’opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio”

Nuovo gioco di specchi: questo demone di Socrate ha incontrato in Inghilterra, dove ha studiato i costumi dei suoi abitanti, un uomo di cui egli fa il nome, ma che potrebbe essere lui stesso, in base alla descrizione che ne fa.

Quest’uomo é considerato una vergogna dal suo paese, perché é certamente una vergogna per i grandi del vostro Stato riconoscere in lui la virtù di cui é la personificazione, senza per questo adorarlo. Egli é tutto spirito, tutto cuore, Egli – aggiunge- é il solo poeta, il solo filosofo e il solo uomo libero che avete. 

Chi é questo affascinante personaggio? Cyrano non dirà più niente ma aggiungerà solo un’ultima allusione quando, dopo averlo lasciato, Dyrcona, ritornando sulla Terra, sta quasi per toccare una montagna tutta in fiamme, per ritrovarsi steso su delle eriche in cima ad una collinetta in Italia.

Questo demone di Socrate, Italiano, gran viaggiatore é figlio del Sole, del Vesuvio e della collina di Cicala

Egli ha un nome che nemmeno Cyrano poteva pronunciare”.

Il nome lo pronuncia Guido del Giudice in questo capitolo tratto dal suo avvincente libro che ci fa rivivere in modo suggestivo la spettacolare vicenda della formazione del cratere lunare, che sarà intitolato al filosofo Nolano: “Il tempo è volato via rapidamente. Discorrendo non ci siamo accorti che un intero giorno è passato e, mentre cala l’oscurità, fa già capolino in cielo una candida luna.

–   La luna mia, per mia continua pena, mai sempre è ferma, ed è mai sempre piena. Mi è sempre piaciuto nelle  serate luminose come questa, contemplarla e immaginare di essere lassù.

–   Anche questo tuo desiderio si è avverato: ti ci  portò qualche anno dopo la tua morte, sulle ali della sua fantasia, un tuo ammiratore: Cyrano de Bergerac.

Neanche lui poteva pronunciare il tuo nome ma nel suo Stati e Imperi  della Luna, pensava certamente a te, quando descrisse un personaggio, nato sul Sole ma che ha preso dimora sulla Luna perché qui gli uomini sono amanti della verità, non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e né l’autorità di un sapiente, né quella della maggioranza hanno  il sopravvento sull’opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio.

–  Lassù forse potrei trovare finalmente un po’ di pace, fuggire l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’ odio, la moltitudine che non mi contenta.

–  Seguimi allora e preparati a una sorpresa: c’è un ultimo luogo che voglio farti visitare, insieme il più recente e il più antico. Ricordi quella cronaca medievale di fra’ Gervaso, lo storico della cattedrale di Canterbury?

–  Parlava, se ricordo bene, di un’eruzione di fuoco dalla luna.

–  Era la domenica che precede la festa di San Giovanni Battista, nell’estate del 1178. Cinque monaci ,terminate le preghiere serali, prima di ritirarsi nelle loro celle, si fermarono in silenzio a guardare il cielo. La luna crescente splendeva con la sua gobba rivolta ad ovest. D’un tratto videro il bordo superiore dell’astro incrinarsi e dallo spacco scaturire un ‘immensa fiammata, che lanciò tutt’intorno vampate di materia infuocata. I frati si guardarono stupefatti e corsero allarmati a riferire ciò che avevano visto. Che prodigio era mai quello e quali sventure annunziava ?

–  Avranno pensato al diavolo! Soltanto lui, secondo loro, poteva permettersi di sconvolgere l’immobile imperturbabilità degli astri!

–  Guarda quest’immagine! Esattamente nella regione descritta da fra Gervaso, l’asteroide che colpì la luna in quella sera di giugno, lasciò sulla sua superficie un enorme cratere. Otto secoli dopo scienziati e astronomi, che numerosi ammirano le tue intuizioni sulla relatività e sull’infinità dell’universo, hanno voluto renderti omaggio.  Al confine tra faccia visibile e invisibile del satellite, tra ombra e luce come il tuo destino, teso a valicare i limiti dell’inconoscibile, quel grande, luminoso cratere ora porta il tuo nome. La statua imponente sul suo piedistallo qui nel mezzo della piazza mi sembra un razzo puntato verso il cielo, che voglia partire per raggiungerlo. Ho l’impressione di sentirla vibrare e sollevarsi, portandomi con sé verso l’infinito.

Nella piazza si è ormai spenta l’eco dei comizi e dei ringraziamenti. Se ne riparlerà tra 48 anni, quando i pedanti torneranno qui a celebrare la tua nascita. Cerco il tuo sguardo  fermo e sereno al tempo stesso, e  sento risuonare un’ultima volta la tua voce, per ricordarmi  l’eterno messaggio di libertà e di speranza : Cosa non è di male da cui non s’esca, cosa non è di buono a cui non s’incorra”.

17 febbraio 2020: scintille dal rogo di Giordano Bruno

Il presidente della Giordano Bruno Society, Guido del Giudice, in occasione del 420° anniversario del rogo di Campo de’ Fiori, ricorda il filosofo nolano dall’ “Aiuola del libero pensiero”.

Un contributo che, annualmente, vuole dare eco al filosofo attraverso le parole dello studioso Guido del Giudice.

Quest’anno, lo spunto è dato dall’ultimo libro dello stesso Del Giudice dal titolo “Scintille d’infinito” acquistabile al seguente link: t.ly/kVpB

La Giordano Bruno Society stimola le iniziative sul Nolano

Napoli dedica il “Maggio dei Monumenti” a Giordano Bruno

Dopo anni di inutili tentativi e di appelli alle autorità caduti nel vuoto, nel 2015 Guido del Giudice decise di fondare l’Associazione “The Giordano Bruno Society per ricordare la “napoletanità” del filosofo.
Il primo atto fu quello di prendere in affido l’area verde in piazza Sannazaro intitolandola “Aiuola del libero pensiero” e dedicare una targa al “Napolitano nato sotto più benigno cielo”.

Nel corso degli anni, il presidente dell’ Associazione si e’ sempre impegnato a diffondere e a divulgare il pensiero filosofico del Nolano.
Ora, dichiara di essere orgoglioso di aver aperto la strada ad iniziative come questa – “Maggio dei Monumenti 2020”:

maggio dei monumenti Jorit
L’opera del writer Jorit

“Scintille d’infinito”, il nuovo libro di Guido del Giudice

Il pensiero del filosofo nolano in 200 aforismi

Scintille d'infinito, il libro di Guido del Giudice
Ci siamo. I fake che popolano il web hanno i minuti contati! Finalmente si “dirà la verità “, unica e inconfutabile, sul pensiero del filosofo nolano. Guido del Giudice, uno dei principali conoscitori della vita e del pensiero di Giordano Bruno, presenta il suo nuovo e attesissimo libro: “Scintille d’infinito”, una raccolta di 200 aforismi elaborati attingendo all’intero corpus delle opere in latino e volgare.
Proprio il diffondersi di citazioni completamente inventate, mal tradotte o estratte da opere di fantasia, ha spinto lo studioso napoletano a realizzare questa antologia con lo scopo di illuminare, in maniera concisa ma ordinata, le mille sfaccettature del carattere e dell’ingegno del Nolano. L’obiettivo è stato pienamente raggiunto. Ora, come dichiara lo stesso autore: ” Non c’è niente da aggiungere o inventare. Bisogna soltanto rimanere in silenzio ad ascoltare la sua “vera” voce che, sfidando i secoli, risuona in queste pagine, eternamente viva e attuale”.  A tutti Voi, bruniani e non,  buona lettura.

Compleanno dell’ “Aiuola del libero pensiero”

Domenica 8 dicembre si è festeggiato il 5° anniversario dell’inaugurazione dell’ “Aiuola del libero pensiero”,

una Campo de’ fiori in miniatura dedicata a Giordano Bruno, situata a Napoli nella centralissima Piazza Sannazaro.
Numerosi “liberi pensatori” si sono riuniti per l’occasione in questo suggestivo spazio verde, un’oasi di riflessione nella città caotica che la circonda.

Sanniversario "Aiuola del libero pensiero"i è tornati con la mente a quei lontani giorni del 1600, quando né la prigionia né il supplizio furono capaci di imbrigliare il pensiero di un uomo. Qui si è liberi di esprimersi…qui si è liberi come lo fu Giordano Bruno quando preferì “una morte coraggiosa a un’imbelle vita”.

Il presidente della “Giordano Bruno Society”, Guido del Giudice ha voluto ricordare il filosofo Nolano, donando all’aiuola una targa…e ai numerosi “bruniani”, presenti e non, un respiro di libertà.

Guarda il video

“Il mio vecchio amico nolano…”

Un nuovo interessante sito dedicato a John Florio

immagine di Giovanni Florio

Nei due anni trascorsi presso l’ambasciata di Francia a Londra, in casa dell’ambasciatore Michel de Castelnau, Giordano Bruno strinse una sincera amicizia con Giovanni Florio, figlio di un esule protestante fiorentino.

Marianna Iannaccone ha realizzato un bellissimo sito dedicato a questa affascinante figura di letterato, analizzando a fondo anche il suo rapporto con Bruno.

Florio acquistò fama soprattutto come traduttore e, nell’introduzione ai “Saggi” di Montaigne, ricorda come “il suo vecchio amico Nolano” decantasse nelle sue lezioni il rigoglioso impulso che le traduzioni imprimevano a tutte le Scienze: “my olde fellow Nolano tolde me and taught publikely, that from translation all Science had its of spring”.

John Florio è uno dei personaggi che, nella “Cena de le Ceneri” accompagnano il Nolano al famoso incontro-scontro con i pedanti di Oxford, nella residenza del gentiluomo Fulke Greville. Alcuni accenti descrittivi rivelano un rapporto di grande familiarità tra i due: “Noi, invitati sí da quella dolce armonia, come da amor gli sdegni, i tempi e le staggioni, accompagnammo i suoni con i canti. Messer Florio, come ricordandosi de’ suoi amori cantava il “Dove, senza me, dolce mia vita”. Il Nolano ripigliava: “Il Saracin dolente, o femenil ingegno”, e va discorrendo.”

Resolute John Florio

Così Guido del Giudice rievoca il viaggio nel suo “Giordano Bruno, il profeta dell’universo infinito”:

“14 febbraio 1584, giorno delle Ceneri. Un barcone scricchiolante scivola sul Tamigi in una serata nuvolosa. A bordo, oltre a due vecchi e scorbutici barcaioli, ci sono Giordano Bruno e i suoi due amici, messer Giovanni Florio e maestro Matteo Gwynn, venuti a prenderlo per accompagnarlo alla residenza di sir Fulke Greville. Questi ha invitato il filosofo a cena, per sentirlo disputare sulle sue teorie eliocentriche ed infinitiste. Bruno è a prora e, volgendo lo sguardo verso un cielo livido, in cui si staglia una candida luna, dialoga con Florio.

BRUNO. La luna mia, per mia continua pena, mai sempre è ferma ed è mai sempre piena. Mi è sempre piaciuto in serate come questa contemplarla e immaginare di essere lassù. Magari potrei trovarvi, finalmente, un po’ di pace: fuggire l’università che mi dispiace, il volgo ch’odio, la moltitudine che non mi contenta.

FLORIO. Suvvia, sta di buon animo Giordano! Stasera ti aspetta una gran bella disputa! Anch’ io muoio dalla voglia di sentirti difendere contro i pedanti di Oxonia la teoria eliocentrica di messer Copernico, su cui hai innalzato la tua Nova filosofia.

BRUNO. Io non vedo né per gli occhi di Tolomeo, né per quelli di Copernico! Sono grato a questi grandi ingegni, come a tanti altri sapienti che già in passato si erano accorti del moto della terra. Lo affermavano i pitagorici: Niceta Siracusano, Ecfanto, Filolao. Platone ne parla nel Timeo, lo lasciava intendere cautamente il divino Niccolò Cusano. Ma è toccato a me, come Tiresia, cieco ma divinamente ispirato, penetrare il significato delle loro osservazioni, leggervi ciò che essi stessi non hanno saputo cogliere.

FLORIO. Pensavo che almeno su Copernico non avessi niente da obiettare!

BRUNO. Grandissimo astronomo! Ha l’enorme merito di aver conferito dignità e credibilità alle tesi degli antichi ma, più studioso de la matematica che de la natura, neanch’egli è riuscito a liberarsi completamente dalle vane chimere dei volgari filosofi, fino ad abbattere le muraglie delle prime, ottave, none, decime e altre sfere per affermare l’infinità dell’universo. Quell’ infinità che io, fin da ragazzo, avevo imparato a contemplare nella mia amata terra natia.

Sull’argomento leggi anche l’articolo: “Giordano Bruno e la Furiosa Commedia”

Quando la biblioteca diventa un confessionale

Giordano Bruno nella biblioteca di Saint VictorNel numero speciale della “Biblioteca di Via Senato”, pubblicato l’articolo di Guido del Giudice: “Giordano Bruno nella “libraria” di Saint Victor”.

“Era il 6 dicembre del 1585, quando nella lunghissima sala della biblioteca,
disposta al piano terra, tutt’intorno al grande chiostro, fece il suo ingresso un piccolo monaco dai lineamenti meridionali…”.

Nel 1585, Giordano Bruno ritorna a Parigi dopo il soggiorno londinese, e comincia a frequentare l’abbazia di Saint Victor, famosa per la sua ”libraria“, immortalata da Rabelais.

Il bibliotecario, Guillaume Cotin, trasforma lo “scriptorium” in un confessionale, dove il filosofo dà libero sfogo ai suoi ricordi e al suo impetuoso carattere.

Leggi l’articolo

La coincidenza degli opposti. Giordano Bruno tra Oriente e Occidente

“Pubblicata la seconda edizione, riveduta e corretta, del best-seller di Guido del Giudice: “La coincidenza degli opposti”.Un invito alla lettura per scoprire le assonanze del pensiero bruniano con quello orientale”.

la coincidenza degli oppostiCosa ha a che fare Giordano Bruno con l’Oriente?

Che cosa lega il concetto di materia, così come inteso dal Nolano, allo yin e yang?
Seguendo il filo del divino come necessità, è nella lotta fra i contrari che Oriente e Occidente si ritrovano.

Come scrive Michele Ciliberto nella sua Presentazione: “Sarebbe troppo facile dire che sullo scrittoio di Bruno non c’erano né testi buddisti né scritti di Lao Tse.

Resta il fatto che queste assonanze ci sono e che esistono sintonie più profonde che riguardano anzitutto il concetto del divino e quel caposaldo teorico che è il concetto bruniano di materia.

Sono sintonie e assonanze che pongono complessi problemi di ordine teorico, con i quali si sono misurati pensatori come Ernst Cassirer e Aby Warburg.

Nel suo lavoro Guido del Giudice ha precisamente questo doppio merito:

  • aprire gli studi bruniani verso prospettive non ancora e non sempre considerate in modo adeguato;
  • sollecitare il lettore a confrontarsi con delicati problemi teorici, che riguardano la struttura complessiva – universale, si potrebbe dire – del pensiero umano”.