L’omaggio dell’ Università di Napoli a Giordano Bruno

Le sculture del palazzo dell’Università presentate in un video da Guido del Giudice.

Giordano Bruno nel cortile delle statue dell' UniversitàGli unici due monumenti che ricordano Giordano Bruno a Napoli si trovano nella sede dell’ università Federico II. La statua a figura intera del cortile del Salvatore è sicuramente quello più conosciuto. Lo realizzò nel 1863 lo scultore di origini pugliesi Pietro Masulli, sottolineando l’atteggiamento di rivolta del filosofo. Il secondo, un gruppo bronzeo realizzato ai primi del Novecento dallo scultore napoletano Achille D’Orsi, è molto meno noto, in quanto svetta su un frontone laterale del palazzo dell’accademia e rappresenta “Giordano Bruno innanzi al tribunale dell’Inquisizione”. D’Orsi fu uno dei principali esponenti della scultura verista. Preside dell’Istituto di Belle Arti, insignito in Italia e all’estero di numerose onorificenze, morì dimenticato, in tale stato di povertà che i funerali dovettero essere celebrati a spese del comune. Nell’oblio è finita anche la sua suggestiva opera d’arte, soprattutto a causa della inaccessibile ubicazione. Grazie alle riprese realizzate col drone da Giuseppe Barbato, possiamo finalmente ammirarla, accompagnati dal commento di Guido del Giudice.

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Pedanti sul viale del tramonto

Non se ne può più di questi pedanti! È vero che con l’avvento dei social il livello culturale si è appiattito in basso, per cui tutti parlano di tutto e prendono per vera ogni cosa che leggono, ma quando coloro che dovrebbero essere preparati e precisi nelle loro affermazioni sono i primi a diffondere falsità, bisogna seriamente preoccuparsi. Quando uno studioso si è occupato per una vita intera di un determinato autore, una volta dato fondo a tutti i contributi che è stato in grado di dare, riproponendoli per decenni in tutte le salse, dovrebbe avere il buon gusto di uscire di scena per non rovinare anche quello che di buono ha realizzato. Col passar del tempo ipotesi e notizie che andavano bene cinquant’anni fa sono state ampiamente superate da nuovi studi e ricerche: è ora di dare spazio ai giovani. Prendiamo ad esempio la critica bruniana: la scena è dominata da oltre un trentennio dalla rivalità di due accademici, Michele Ciliberto e Nuccio Ordine. Quest’ultimo ha pubblicato per la terza volta (se non ho perso il conto) la sua “Cabala dell’asino”, l’unico contributo offerto all’ecdotica bruniana nella sua carriera. Ogni volta che cambia editore ripubblica lo stesso saggio con qualche modifica. L’ennesima prova che l’immaginazione di costoro si è da tempo prosciugata è la nuova biografia bruniana data recentemente alle stampe da Ciliberto, realizzata aggiungendo pagine su pagine alle precedenti (è arrivato a oltre 800!), che ripetono sempre gli stessi concetti e gli stessi errori. Ovvio che una roba del genere non venga letta neanche da coloro che sono obbligati a recensirla. Nel suo breve commento sulla “Stampa” di Torino, infatti, Gianni Riotta ci informa che il Nolano “spende nove anni nei sotterranei di Castel S. Angelo” (sic). Nemmeno il titolo è originale: uno dei capitoli del mio “Giordano Bruno. Il profeta dell’universo infinito” era intitolato “Il sapiente e il furioso”. Ne “Il sapiente furore”, Ciliberto continua ad insistere sulla teatralità del Nolano, con interpretazioni talvolta opinabili e quel che è peggio per un biografo, senza aggiornare le notizie alla luce dei più recenti studi. Del resto la totale assenza di ricerca è una caratteristica storica dei suoi lavori. Un esempio per tutti: continua ad attribuire per intere pagine all’incolpevole Heinrich Boëthius la scomunica inflitta a Bruno ad Helmstedt, laddove è stato dimostrato con documenti inoppugnabili da Pietro Daniel Omodeo che, all’epoca, il sovrintendente della Chiesa luterana di Helmstedt era Johannes Mebesius. È paradossale che il saggio di Omodeo sia riportato nella bibliografia, realizzata da due collaboratrici, evidentemente più attente dell’autore del libro! Di inesattezze come questa potrei citarne tante, ancor più delle venti rilevate da Bruno in una sola lezione del pedante ginevrino Antoine de la Faye, che gli costarono un’altra scomunica! Per sua fortuna Ciliberto si può consolare recensendo sul “Sole 24 ore” l’ultimo libro di Gilberto Sacerdoti: “Saggi libertini”. E, soprattutto, ci possiamo consolare noi leggendoli. Sacerdoti ci tranquillizza sul fatto che esistano ancora accademici in grado di fornire spunti seri e interessanti. Intelligente, creativo, ma soprattutto originale, ci ha dato con “Sacrificio e sovranità” una delle più belle raccolte di saggi “bruniani”. Questa sua ultima fatica merita sicuramente la stessa attenzione.

Guido del Giudice

“Scintille d’infinito” finalista a Catania

Il book-trailer di Giuseppe Barbato selezionato nella rassegna “Etnabook 2020”

Il book-trailer di Scintille d'infinito alla rassegna EtnabookNel giugno 2020 veniva presentato il book-trailer dell’ultimo libro di Guido del Giudice “Scintille d’infinito”, l’antologia di aforismi tratti dalle opere di Giordano Bruno. Il video, che riprende  un immaginario  e coinvolgente confronto tra lo scrittore napoletano e il filosofo di Nola è ora tra i finalisti della edizione 2020 di Etnabook, Festival Internazionale del libro e della cultura, che si terrà a Catania dal 25 al 27 settembre. Un meritato riconoscimento per il giovane regista Giuseppe Barbato. Al termine della tre giorni ricca di incontri, mostre, anteprime e presentazioni, conosceremo il nome dei vincitori.                                                       

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A colloquio con Giordano Bruno

In un video l’incontro immaginario tra il filosofo e il suo principale biografo: il booktrailer

Scintille d'infinito, il pensiero di Giordano Bruno in 200 aforismi: booktrailer
booktrailer

Presentato a Napoli il booktrailer dell’ultimo libro di Guido del Giudice: “Scintille d’infinito”, un’antologia di aforismi tratti dalle opere di Giordano Bruno. Realizzato dal giovane e talentuoso video-maker Giuseppe Barbato, il filmato immagina un confronto fuori dal tempo tra lo scrittore napoletano e il filosofo Nolano, di cui è uno dei migliori interpreti.

Guido del Giudice, attingendo all’intero corpus delle opere in latino e in volgare, offre in questo libro una piccola summa del pensiero di Giordano Bruno, uno dei filosofi in assoluto più citati, anche se spesso a sproposito o in modo inesatto. Non c’è niente da aggiungere o inventare quando a parlare è un genio: bisogna soltanto rimanere in silenzio ad ascoltare la sua vera voce. Sfidando i secoli, essa risuona in queste pagine, eternamente viva e attuale.

Per acquistare il libro, anche in formato ebook: https://www.amazon.it/Scintille-Dinfi…

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Estate, tempo di e-book

 La bella stagione in compagnia di una selezione di e-book dedicati al Nolano.

versione e-book del Profeta
e-book
Gli amanti degli e-reader quest’anno potranno godersi, al mare o in montagna, la lettura dei più bei libri di Guido del Giudice su Giordano Bruno. Ai titoli già disponibili, si sono aggiunti, in formato digitale, “Scintille d’infinito”, la piccola antologia di aforismi da poco pubblicata e, a grande richiesta “Il profeta dell’universo infinito”. Tradotta finora in sei lingue, è la biografia essenziale del filosofo Nolano più diffusa nel mondo.
Questi gli ultimi titoli pubblicati in formato e-book. Clicca per acquistare:

Il Monte Taigeto e la Rupe Tarpea: “Germano Maifreda”

Torna la rubrica di Gianmario Ricchezza.

Germano Maifreda, professore di Storia economica all’Università di Milano
Immagine da Wikipedia

Germano Maifreda, professore di Storia economica all’Università di Milano, ha avuto l’idea di investigare sulle stranezze in cui ci si imbatte nella denuncia, processo e condanna del Bruno, individuandone la maggiore nella figura del frate cappuccino Celestino da Verona, al secolo Giovanni Antonio Arrigoni. Un alone oscuro sembra circondare questo personaggio che attraversò come un meteorite in rotta di collisione il periodo di detenzione del Bruno, sia nelle carceri venete che in quelle vaticane, diventandone accusatore implacabile.

Una vicenda complicata, la definisce il Maifreda che si tuffa nelle ricerche a lui congeniali partendo da alcuni dati economici incongruenti come lo strano trattamento di privilegio di cui avrebbe usufruito il delatore alla vigilia della sua messa al rogo (nella notte tra il 15 e il 16 settembre 1599), nel caso alcuni pasti speciali e un nuovo abbigliamento, nonché strani tira e molla verificatisi con le autorità ecclesiastiche.

Altra stranezza, per lui, l’apparente rassegnazione del Bruno, nell’ultimo periodo, come se rinunciasse alla sua battaglia permanente e cercasse volontariamente la fine. In realtà, nulla poteva fare il Nolano per evitare la condanna a morte una volta insediato il Papa Clemente VIII (non certo una mammola) che mirava a fare del filosofo un burattino in balia del disprezzo popolare nel teatrino allestito per il Giubileo.

Comprensibile, quindi, la decisione del Bruno di andare sino in fondo ad un percorso esistenziale che, come molti grandi spiriti, aveva intravisto nelle linee eroiche già da tanti anni e anticipato con le sue premonizioni. Il libro ha ottenuto l’avallo prestigioso della Scuola Normale Superiore di Pisa e, quanto più un’opera arriva dall’ alto, tanto più deve essere senza pecca; ci saremmo pertanto aspettati almeno un indice dei nomi. Nonostante siano veramente pochi coloro che si occupano a buon livello del più grande filosofo italiano, esprimiamo alcune considerazioni su un’opera promettente.

Intanto, come ha rilevato Massimo Firpo, “Non è possibile seguire in dettaglio l’intricato labirinto in cui Maifreda accompagna il lettore”; il professore, indubbiamente, si è trovato di fronte a una matassa ingarbugliata e, per cercare di sbrogliarla, tratta di tipologie e modalità processuali, di aspetti formali e legali sui quali esprime giudizi altalenanti tra riconoscimenti di onestà procedurale e sospetti di orientamenti non imparziali; sino a sfociare nell’ ipotesi di una farsa teatrale allestita per l’esecuzione presunta del Celestino a scapito di qualche poveraccio sconosciuto.

Allo stesso modo, ci presenta anche il contrasto tra alti esponenti della Chiesa come Bellarmino e Santori (avremmo aggiunto anche Beccarla e Bonelli), non proprio l’Esercito della Salvezza, allora come oggi.

A nostro avviso, quelle lotte di potere e i servilismi conseguenti basterebbero a giustificare gran parte delle incongruenze rilevate e considerate strane: ad esempio la volontà dei giudici di perseguire l’imputato con rapida efficacia (p.20) nella parte veneta, contrapposta alla lunghezza anomala della detenzione romana, alle scarse (alla fine nulle) attenzioni dibattimentali riservate al filosofo, all’ odio portatogli da alcuni prelati, vedasi l’avversione del Generale dei Domenicani Ippolito Maria Beccaria, furioso battitore di conventi, il cui ruolo nella vicenda è stato evidenziato per primo da Guido del Giudice, nel suo brillante “Io dirò la verità”. Qui avremmo avuto piacere che il Maifreda avesse rilevato, tra i tanti personaggi presi in considerazione nel libro, la inquietante presenza a Venezia del Beccaria dal 5 maggio al 1 luglio 1592, mentre il Bruno veniva arrestato il 22 maggio: solo una strana coincidenza?.

Senza andare troppo lontano, non è stato messo in rilievo che Zuane Mocenigo non era un patrizio qualunque ma un esponente di una delle più antiche, potenti, e influenti famiglie venete che aveva contato, nei vari rami, decine di personalità, dogi, combattenti, provveditori e vescovi: Marcantonio Mocenigo inaugurò, nel 1587, il Seminario vescovile di Ceneda (ora sobborgo di Vittorio Veneto). La grande famiglia, dal 1474 al 1575, aveva anche battuto moneta, la Lira Mocenigo.

Si spiegano allora altre stranezze apparenti, tra le quali l’atteggiamento del Zuane Mocenigo con le sue lettere di denuncia: il Bruno era andato a cacciarsi nel posto più pericoloso esistente!. Tornando al libro, non vi abbiamo trovato una documentazione convincente sui trattamenti di riguardo al Celestino, né su altri aspetti di interesse; vi sono invece asserzioni non comprovate su presunte riunioni tra il Bruno e nuovi arrivi nelle carceri, quali Stigliola e Campanella; forse preso da entusiasmo il Maifreda afferma: Lo stesso Nolano, negli anni della detenzione romana, tenne appassionate lezioni sull’infinità dell’universo a Antonio Stigliola e Tommaso Campanella (p.182).

Il Maifreda si avvale qui, come in molti altri punti, quale fonte primaria di Saverio Ricci (Giordano Bruno nell’ Europa del cinquecento, Salerno, 2000) che però non mi sembra autorizzi tale interpretazione. Il grande egittologo Silvio Curto diceva: Quando vi do una notizia importante chiedetemene la prova.

E’ comunque improbabile che allora, in quelle carceri, si potessero tenere riunioni di eretici quasi che il Vaticano fornisse cornetti e cappuccini anziché tratti di corda. Non risultano neanche le simpatie del Bruno verso Enrico di Navarra, di cui parla l’autore a più riprese come manifeste: si trovano nelle chiacchiere intercorse tra il Bruno e il Mocenigo e da quest’ultimo riportate nella terza denuncia, ma il filosofo stesso dice di non aver mai conosciuto il Navarra (V costituto 3/6/1592).

Alla fine ci è rimasta l’impressione come di un sasso gettato in uno stagno: i cerchi si allontanano sull’ acqua e dalla calma piatta subentrante sulla superficie emergono solo alcuni riflessi.

Gianmario Ricchezza

Michele Ciliberto e la scoperta…dell’acqua calda.

La nuova biografia di Giordano Bruno ad opera di Ciliberto.

L’edizione domenicale del Sole24ore annuncia in anteprima l’uscita in libreria di una edizione riveduta della biografia di Giordano Bruno di Michele Ciliberto.

Ciliberto continua a basare la sua autorità sulla quantità, anziché sulla qualità. Edizioni critiche delle opere italiane, eseguite da altri che lo accusano di plagio, ponderose (e costose) traduzioni delle opere latine, di cui si limita a scrivere le introduzioni, improbabili enciclopedici “lemmari”, e ora le oltre 800 pagine di questo ennesimo polpettone, che dovrebbe dettar legge anche nel campo della biografia, proponendosi addirittura Il sole 24 ore: Cilibertocome “summa”.

Il professore ci riprova. Consapevole forse dell’infelice esito della precedente edizione della biografia del Nolano (dal punto di vista culturale, non certo economico, perché l’uomo della sinistra non disprezza i lauti compensi delle case editrici berlusconiane). E, udite udite, annuncia di aver capito con gli anni l’importanza del nesso inscindibile, in un autore come Bruno, tra biografia e filosofia.

Naturalmente il padre di questo approccio che “schiude nuove prospettiva di studio” sarebbe lui. Il primo ad aver individuato “la via maestra per poter penetrare in esperienze per le quali la dimensione biografica è la sorgente originaria di intuizioni, visioni, depositatesi poi in testi che oggi si presentano a noi come classici “disincarnati”, “assoluti”.

Insomma Ciliberto ha scoperto che la “via maestra” è quella che il sottoscritto sta seguendo da oltre vent’anni, sfidando l’ostilità di tutto il mondo accademico (che però attentamente lo segue, e lo copia). Improvvisamente si è accorto che per capire le opere di Bruno bisogna “viverle”. Ma viverle significa seguire l’approccio che ho utilizzato per realizzare le mie traduzioni delle opere latine del Nolano.

Quando, per tradurre la “Summa terminorum metaphysicorum”, mi arrampicavo sulle colline zurighesi per calarmi nell’atmosfera del castello di Elgg, dove Bruno dava lezioni agli alchimisti non Rosacrociani, Ciliberto dov’era? Quando a Praga calcavo le orme del piccolo monaco italiano nella sala di Vladislao del palazzo imperiale di Rodolfo II, per scrivere l’introduzione alla traduzione dei “160 Articoli contro i matematici”, Ciliberto dov’era?

Ve lo dico io: era comodamente seduto sulla sua poltrona di Palazzo Strozzi a comporre introduzioni ai lavori che giovani studiose facevano per lui. Non c’è mai stata un’ombra di ricerca negli scritti di Ciliberto, che non fosse opera di altri.

Completamente sconosciuto all’estero, dov’è che avrebbe vissuto l’atmosfera delle opere di Bruno? Rimasto finora ancorato a ricostruzioni biografiche che risalgono a Vincenzo Spampanato, dichiara nell’articolo di volersi aprire, adesso, ai contributi più moderni. Sono proprio curioso di vedere quali sono e a chi appartengono. Io un’idea ce l’ho.

Giordano Bruno, te la sei cercata!

Speciale su Giordano Bruno di “Tele Vaticano”.

Tutto sommato, poteva andare peggio commenterà qualcuno. E invece no. Lo speciale su Giordano Bruno di “Tele Vaticano”, andato in onda ieri sera, è costruito con sottile malizia. Gli argomenti sono sapientemente graduati per avvalorare, in continuo crescendo , la tesi sostenuta: che in fondo la Chiesa non voleva bruciarlo ed è stato lui a cercarsela! Non a caso il racconto del processo occupa l’intera seconda parte, mentre, tanto per fare un esempio, la sua città natale non viene minimamente citata (immagino il giusto disappunto degli amici Nolani)!

Ci sarebbe tanto da obiettare su questo prodotto di scarsissimo valore documentario e storico. Altro che i 20 errori contestati dal Nolano al De la Faye, per i quali fu scomunicato a Ginevra! Per circoscrivere il campo voglio prendere in esame l’apporto dei singoli “esperti” consultati per l’occasione. La scelta di affidare il commento principale a una docente di Storia del Cristianesimo dice già tutto. La prof.ssa Salvarani sarà pure preparata nella sua materia, ma di Giordano Bruno dimostra di conoscere poco o niente.

A un certo Tele Vaticano logo - Giordano Brunopunto le sentiamo dire che Copernico (morto quando Il Nolano non era ancora nato) non era d’accordo col filosofo! Del resto, da questo punto di vista le inesattezze storiche si sprecano. Ne cito qualcuna alla rinfusa. Bruno viene fatto soggiornare per due anni a Tolone (sic), anziché Tolosa, nella cui università tra l’altro insegnò.

Come palazzo di Mocenigo si mostra quello sul Canal Grande anziché quello del traditore che si trova a S. Samuele. Ma dove hanno preso le informazioni, su Topolino? E veniamo ai due soliti cavalli di battaglia degli anti-bruniani. “Bruno era richiesto dai regnanti per la sua fama di mago”. Giordano non fu mai invitato da nessuna sovrano. Fu sempre lui a proporsi, sia ad Enrico III, sia a Rodolfo II, dalla cui corte peraltro scappò proprio perché infestata da ciarlatani.

Seconda bufala: la storia della spia. Il colmo del ridicolo lo raggiunge la Salvarani quando, richiesta se Bruno avrebbe potuto essere una spia, risponde che si, aveva tutte le caratteristiche ideali. Sarebbe come dire che un macellaio esperto nell’uso dei coltelli e nella dissezione delle carni, avrebbe potuto essere un buon chirurgo! Ma i fatti, gli unici ai quali dovrebbe attenersi uno storico, dove sono? Per fortuna a questa accusa risponde in maniera corretta e circostanziata la Rowlings, pur nel suo stile…vogliamo definirlo naif ? La studiosa inglese (autrice di una biografia bruniana scadente quanto a documentazione, ma almeno animata da vera passione per il personaggio) riassume in poche battute l’assoluta inconsistenza della tesi inventata dal suo connazionale John Bossy.

Ma veniamo alla seconda parte del servizio, quella che sta più a cuore ai suoi realizzatori. Qui viene alla ribalta il contributo dell’ultimo degli “esperti” consultati per l’occasione. Chi se non lui, l’onnipresente Michele Ciliberto, Questa volta però il suo ossessivo presenzialismo gli gioca un brutto scherzo. Per sostenere la tesi precostituita, il suo intervento viene smembrato e rimontato in maniera da evidenziarne tutte le incongruenze, rendendolo complice di una interpretazione che va ben aldilà delle pur discutibili affermazioni del professore.

Così, ad esempio, mentre il grande esperto dichiara che sia l’inquisizione veneta che quella romana non sapevano chi fosse Bruno (cosa peraltro falsa, come ho ampiamente dimostrato nella mia recente ricostruzione dell’arresto), la Salvarani sottolinea che il processo durò a lungo per “la grande notorietà di Bruno”! Inoltre ”i giudici dovettero leggere tutte le 40 opere del filosofo”. Ma quando mai! È accertato che il problema principale era quello opposto: non avevano nemmeno lo Spaccio de la bestia trionfante.

Dispiace sinceramente vedere uno studioso come Ciliberto che, pur tra luci ed ombre, qualche contributo importante all’ecdotica bruniana l’ha dato, farsi manipolare in maniera così sconsiderata, ma gli anni passano per tutti. Dico io, gli avranno pur fatto visionare il filmato prima di renderlo pubblico. Poteva benissimo chiedere di ripetere qualche scena, anche per eliminare alcune imbarazzanti sgrammaticature. Il finale del servizio, con i buoni uffici della Salvarani, è un lungo peana a Bellarmino per il suo trionfo sull’eretico che aveva osato sfidarlo sul terreno della disputa!

A questo punto la beatificazione successiva è ampiamente meritata! Naturalmente tutte le colpe della Chiesa vengono oscurate. “Si dice che forse il prigioniero fu torturato“, poi “Il papa si oppose all’uso della violenza”. Si chiude in bellezza con un’altra subdola menzogna. Che l’esortazione al governatore di Roma a “voler eseguire la sentenza senza mutilazioni di membro” sia una formula ipocrita seguita quasi sempre da esecuzioni capitali è cosa nota. Perché ufficialmente “Ecclesia abhorret a sanguine”.

Nel caso di Bruno, invece, è la dimostrazione del desiderio spasmodico di salvarlo in extremis (anche qui le parole dell’ingenuo Ciliberto vengono portate a sostegno). Il commento finale del conduttore Cesare Bocci è una minaccia che desta inquietudine: “Essere coerenti può costare molto caro. Fino a che punto si è disposti a pagare questo prezzo?”

Meditate, liberi pensatori, meditate bene!

Guido del Giudice

Guido del Giudice ricorda il filosofo Aldo Masullo

Inaugurata a Napoli la XXVI edizione del Maggio dei Monumenti 2020, dedicata a Giordano Bruno – il ricordo di Masullo.

 

Infiniti Mondi Infiniti Modi - Maggio dei Monumenti 2020 - MasulloHa preso il via “Giordano Bruno 20/20: la visione oltre le catastrofi”, XXVI edizione del Maggio dei Monumenti. La manifestazione, fortemente voluta dall’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Eleonora de Majo, si svolgerà quest’anno, per le note limitazioni, in una veste esclusivamente multimediale, ma non per questo meno interessante. Ne è stata evidente testimonianza la giornata inaugurale, dedicata al doveroso e sentito omaggio al filosofo Aldo Masullo.

Già cittadino onorario della città, recentemente scomparso. Dopo gli interventi in video del Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’Assessore Eleonora de Majo, e dello scrittore Nuccio Ordine, è toccato al prof. Guido del Giudice ricordare il grande Aldo Masullo. Con l’intervento dal titolo “Bruniano nell’anima”, Del Giudice ha rievocato le doti di tolleranza, impegno civile e indipendenza di pensiero che Masullo condivideva col suo “maestro di anarchia”.

Così come infatti definì Giordano Bruno in un suo libro, spingendolo a dichiararsi orgogliosamente “Bruniano”.

Lo studioso napoletano, presidente della “Giordano Bruno Society”, ha concluso il suo discorso raccomandando ai numerosi artisti che daranno vita a questo mese di eventi bruniani di mantenersi fedeli ai principi di coerenza e di libertà che Aldo Masullo aveva ereditato dal grande filosofo, nato a Nola e allevato a Napoli “sotto più benigno cielo”.

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