A colloquio con Giordano Bruno

In un video l’incontro immaginario tra il filosofo e il suo principale biografo: il booktrailer

Scintille d'infinito, il pensiero di Giordano Bruno in 200 aforismi: booktrailer
booktrailer

Presentato a Napoli il booktrailer dell’ultimo libro di Guido del Giudice: “Scintille d’infinito”, un’antologia di aforismi tratti dalle opere di Giordano Bruno. Realizzato dal giovane e talentuoso video-maker Giuseppe Barbato, il filmato immagina un confronto fuori dal tempo tra lo scrittore napoletano e il filosofo Nolano, di cui è uno dei migliori interpreti.

Guido del Giudice, attingendo all’intero corpus delle opere in latino e in volgare, offre in questo libro una piccola summa del pensiero di Giordano Bruno, uno dei filosofi in assoluto più citati, anche se spesso a sproposito o in modo inesatto. Non c’è niente da aggiungere o inventare quando a parlare è un genio: bisogna soltanto rimanere in silenzio ad ascoltare la sua vera voce. Sfidando i secoli, essa risuona in queste pagine, eternamente viva e attuale.

Per acquistare il libro, anche in formato ebook: https://www.amazon.it/Scintille-Dinfi…

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Estate, tempo di e-book

 La bella stagione in compagnia di una selezione di e-book dedicati al Nolano.

versione e-book del Profeta
e-book
Gli amanti degli e-reader quest’anno potranno godersi, al mare o in montagna, la lettura dei più bei libri di Guido del Giudice su Giordano Bruno. Ai titoli già disponibili, si sono aggiunti, in formato digitale, “Scintille d’infinito”, la piccola antologia di aforismi da poco pubblicata e, a grande richiesta “Il profeta dell’universo infinito”. Tradotta finora in sei lingue, è la biografia essenziale del filosofo Nolano più diffusa nel mondo.
Questi gli ultimi titoli pubblicati in formato e-book. Clicca per acquistare:

Il Monte Taigeto e la Rupe Tarpea: “Germano Maifreda”

Torna la rubrica di Gianmario Ricchezza.

Germano Maifreda, professore di Storia economica all’Università di Milano
Immagine da Wikipedia

Germano Maifreda, professore di Storia economica all’Università di Milano, ha avuto l’idea di investigare sulle stranezze in cui ci si imbatte nella denuncia, processo e condanna del Bruno, individuandone la maggiore nella figura del frate cappuccino Celestino da Verona, al secolo Giovanni Antonio Arrigoni. Un alone oscuro sembra circondare questo personaggio che attraversò come un meteorite in rotta di collisione il periodo di detenzione del Bruno, sia nelle carceri venete che in quelle vaticane, diventandone accusatore implacabile.

Una vicenda complicata, la definisce il Maifreda che si tuffa nelle ricerche a lui congeniali partendo da alcuni dati economici incongruenti come lo strano trattamento di privilegio di cui avrebbe usufruito il delatore alla vigilia della sua messa al rogo (nella notte tra il 15 e il 16 settembre 1599), nel caso alcuni pasti speciali e un nuovo abbigliamento, nonché strani tira e molla verificatisi con le autorità ecclesiastiche.

Altra stranezza, per lui, l’apparente rassegnazione del Bruno, nell’ultimo periodo, come se rinunciasse alla sua battaglia permanente e cercasse volontariamente la fine. In realtà, nulla poteva fare il Nolano per evitare la condanna a morte una volta insediato il Papa Clemente VIII (non certo una mammola) che mirava a fare del filosofo un burattino in balia del disprezzo popolare nel teatrino allestito per il Giubileo.

Comprensibile, quindi, la decisione del Bruno di andare sino in fondo ad un percorso esistenziale che, come molti grandi spiriti, aveva intravisto nelle linee eroiche già da tanti anni e anticipato con le sue premonizioni. Il libro ha ottenuto l’avallo prestigioso della Scuola Normale Superiore di Pisa e, quanto più un’opera arriva dall’ alto, tanto più deve essere senza pecca; ci saremmo pertanto aspettati almeno un indice dei nomi. Nonostante siano veramente pochi coloro che si occupano a buon livello del più grande filosofo italiano, esprimiamo alcune considerazioni su un’opera promettente.

Intanto, come ha rilevato Massimo Firpo, “Non è possibile seguire in dettaglio l’intricato labirinto in cui Maifreda accompagna il lettore”; il professore, indubbiamente, si è trovato di fronte a una matassa ingarbugliata e, per cercare di sbrogliarla, tratta di tipologie e modalità processuali, di aspetti formali e legali sui quali esprime giudizi altalenanti tra riconoscimenti di onestà procedurale e sospetti di orientamenti non imparziali; sino a sfociare nell’ ipotesi di una farsa teatrale allestita per l’esecuzione presunta del Celestino a scapito di qualche poveraccio sconosciuto.

Allo stesso modo, ci presenta anche il contrasto tra alti esponenti della Chiesa come Bellarmino e Santori (avremmo aggiunto anche Beccarla e Bonelli), non proprio l’Esercito della Salvezza, allora come oggi.

A nostro avviso, quelle lotte di potere e i servilismi conseguenti basterebbero a giustificare gran parte delle incongruenze rilevate e considerate strane: ad esempio la volontà dei giudici di perseguire l’imputato con rapida efficacia (p.20) nella parte veneta, contrapposta alla lunghezza anomala della detenzione romana, alle scarse (alla fine nulle) attenzioni dibattimentali riservate al filosofo, all’ odio portatogli da alcuni prelati, vedasi l’avversione del Generale dei Domenicani Ippolito Maria Beccaria, furioso battitore di conventi, il cui ruolo nella vicenda è stato evidenziato per primo da Guido del Giudice, nel suo brillante “Io dirò la verità”. Qui avremmo avuto piacere che il Maifreda avesse rilevato, tra i tanti personaggi presi in considerazione nel libro, la inquietante presenza a Venezia del Beccaria dal 5 maggio al 1 luglio 1592, mentre il Bruno veniva arrestato il 22 maggio: solo una strana coincidenza?.

Senza andare troppo lontano, non è stato messo in rilievo che Zuane Mocenigo non era un patrizio qualunque ma un esponente di una delle più antiche, potenti, e influenti famiglie venete che aveva contato, nei vari rami, decine di personalità, dogi, combattenti, provveditori e vescovi: Marcantonio Mocenigo inaugurò, nel 1587, il Seminario vescovile di Ceneda (ora sobborgo di Vittorio Veneto). La grande famiglia, dal 1474 al 1575, aveva anche battuto moneta, la Lira Mocenigo.

Si spiegano allora altre stranezze apparenti, tra le quali l’atteggiamento del Zuane Mocenigo con le sue lettere di denuncia: il Bruno era andato a cacciarsi nel posto più pericoloso esistente!. Tornando al libro, non vi abbiamo trovato una documentazione convincente sui trattamenti di riguardo al Celestino, né su altri aspetti di interesse; vi sono invece asserzioni non comprovate su presunte riunioni tra il Bruno e nuovi arrivi nelle carceri, quali Stigliola e Campanella; forse preso da entusiasmo il Maifreda afferma: Lo stesso Nolano, negli anni della detenzione romana, tenne appassionate lezioni sull’infinità dell’universo a Antonio Stigliola e Tommaso Campanella (p.182).

Il Maifreda si avvale qui, come in molti altri punti, quale fonte primaria di Saverio Ricci (Giordano Bruno nell’ Europa del cinquecento, Salerno, 2000) che però non mi sembra autorizzi tale interpretazione. Il grande egittologo Silvio Curto diceva: Quando vi do una notizia importante chiedetemene la prova.

E’ comunque improbabile che allora, in quelle carceri, si potessero tenere riunioni di eretici quasi che il Vaticano fornisse cornetti e cappuccini anziché tratti di corda. Non risultano neanche le simpatie del Bruno verso Enrico di Navarra, di cui parla l’autore a più riprese come manifeste: si trovano nelle chiacchiere intercorse tra il Bruno e il Mocenigo e da quest’ultimo riportate nella terza denuncia, ma il filosofo stesso dice di non aver mai conosciuto il Navarra (V costituto 3/6/1592).

Alla fine ci è rimasta l’impressione come di un sasso gettato in uno stagno: i cerchi si allontanano sull’ acqua e dalla calma piatta subentrante sulla superficie emergono solo alcuni riflessi.

Gianmario Ricchezza

Michele Ciliberto e la scoperta…dell’acqua calda.

La nuova biografia di Giordano Bruno ad opera di Ciliberto.

L’edizione domenicale del Sole24ore annuncia in anteprima l’uscita in libreria di una edizione riveduta della biografia di Giordano Bruno di Michele Ciliberto.

Ciliberto continua a basare la sua autorità sulla quantità, anziché sulla qualità. Edizioni critiche delle opere italiane, eseguite da altri che lo accusano di plagio, ponderose (e costose) traduzioni delle opere latine, di cui si limita a scrivere le introduzioni, improbabili enciclopedici “lemmari”, e ora le oltre 800 pagine di questo ennesimo polpettone, che dovrebbe dettar legge anche nel campo della biografia, proponendosi addirittura Il sole 24 ore: Cilibertocome “summa”.

Il professore ci riprova. Consapevole forse dell’infelice esito della precedente edizione della biografia del Nolano (dal punto di vista culturale, non certo economico, perché l’uomo della sinistra non disprezza i lauti compensi delle case editrici berlusconiane). E, udite udite, annuncia di aver capito con gli anni l’importanza del nesso inscindibile, in un autore come Bruno, tra biografia e filosofia.

Naturalmente il padre di questo approccio che “schiude nuove prospettiva di studio” sarebbe lui. Il primo ad aver individuato “la via maestra per poter penetrare in esperienze per le quali la dimensione biografica è la sorgente originaria di intuizioni, visioni, depositatesi poi in testi che oggi si presentano a noi come classici “disincarnati”, “assoluti”.

Insomma Ciliberto ha scoperto che la “via maestra” è quella che il sottoscritto sta seguendo da oltre vent’anni, sfidando l’ostilità di tutto il mondo accademico (che però attentamente lo segue, e lo copia). Improvvisamente si è accorto che per capire le opere di Bruno bisogna “viverle”. Ma viverle significa seguire l’approccio che ho utilizzato per realizzare le mie traduzioni delle opere latine del Nolano.

Quando, per tradurre la “Summa terminorum metaphysicorum”, mi arrampicavo sulle colline zurighesi per calarmi nell’atmosfera del castello di Elgg, dove Bruno dava lezioni agli alchimisti non Rosacrociani, Ciliberto dov’era? Quando a Praga calcavo le orme del piccolo monaco italiano nella sala di Vladislao del palazzo imperiale di Rodolfo II, per scrivere l’introduzione alla traduzione dei “160 Articoli contro i matematici”, Ciliberto dov’era?

Ve lo dico io: era comodamente seduto sulla sua poltrona di Palazzo Strozzi a comporre introduzioni ai lavori che giovani studiose facevano per lui. Non c’è mai stata un’ombra di ricerca negli scritti di Ciliberto, che non fosse opera di altri.

Completamente sconosciuto all’estero, dov’è che avrebbe vissuto l’atmosfera delle opere di Bruno? Rimasto finora ancorato a ricostruzioni biografiche che risalgono a Vincenzo Spampanato, dichiara nell’articolo di volersi aprire, adesso, ai contributi più moderni. Sono proprio curioso di vedere quali sono e a chi appartengono. Io un’idea ce l’ho.

Giordano Bruno, te la sei cercata!

Speciale su Giordano Bruno di “Tele Vaticano”.

Tutto sommato, poteva andare peggio commenterà qualcuno. E invece no. Lo speciale su Giordano Bruno di “Tele Vaticano”, andato in onda ieri sera, è costruito con sottile malizia. Gli argomenti sono sapientemente graduati per avvalorare, in continuo crescendo , la tesi sostenuta: che in fondo la Chiesa non voleva bruciarlo ed è stato lui a cercarsela! Non a caso il racconto del processo occupa l’intera seconda parte, mentre, tanto per fare un esempio, la sua città natale non viene minimamente citata (immagino il giusto disappunto degli amici Nolani)!

Ci sarebbe tanto da obiettare su questo prodotto di scarsissimo valore documentario e storico. Altro che i 20 errori contestati dal Nolano al De la Faye, per i quali fu scomunicato a Ginevra! Per circoscrivere il campo voglio prendere in esame l’apporto dei singoli “esperti” consultati per l’occasione. La scelta di affidare il commento principale a una docente di Storia del Cristianesimo dice già tutto. La prof.ssa Salvarani sarà pure preparata nella sua materia, ma di Giordano Bruno dimostra di conoscere poco o niente.

A un certo Tele Vaticano logo - Giordano Brunopunto le sentiamo dire che Copernico (morto quando Il Nolano non era ancora nato) non era d’accordo col filosofo! Del resto, da questo punto di vista le inesattezze storiche si sprecano. Ne cito qualcuna alla rinfusa. Bruno viene fatto soggiornare per due anni a Tolone (sic), anziché Tolosa, nella cui università tra l’altro insegnò.

Come palazzo di Mocenigo si mostra quello sul Canal Grande anziché quello del traditore che si trova a S. Samuele. Ma dove hanno preso le informazioni, su Topolino? E veniamo ai due soliti cavalli di battaglia degli anti-bruniani. “Bruno era richiesto dai regnanti per la sua fama di mago”. Giordano non fu mai invitato da nessuna sovrano. Fu sempre lui a proporsi, sia ad Enrico III, sia a Rodolfo II, dalla cui corte peraltro scappò proprio perché infestata da ciarlatani.

Seconda bufala: la storia della spia. Il colmo del ridicolo lo raggiunge la Salvarani quando, richiesta se Bruno avrebbe potuto essere una spia, risponde che si, aveva tutte le caratteristiche ideali. Sarebbe come dire che un macellaio esperto nell’uso dei coltelli e nella dissezione delle carni, avrebbe potuto essere un buon chirurgo! Ma i fatti, gli unici ai quali dovrebbe attenersi uno storico, dove sono? Per fortuna a questa accusa risponde in maniera corretta e circostanziata la Rowlings, pur nel suo stile…vogliamo definirlo naif ? La studiosa inglese (autrice di una biografia bruniana scadente quanto a documentazione, ma almeno animata da vera passione per il personaggio) riassume in poche battute l’assoluta inconsistenza della tesi inventata dal suo connazionale John Bossy.

Ma veniamo alla seconda parte del servizio, quella che sta più a cuore ai suoi realizzatori. Qui viene alla ribalta il contributo dell’ultimo degli “esperti” consultati per l’occasione. Chi se non lui, l’onnipresente Michele Ciliberto, Questa volta però il suo ossessivo presenzialismo gli gioca un brutto scherzo. Per sostenere la tesi precostituita, il suo intervento viene smembrato e rimontato in maniera da evidenziarne tutte le incongruenze, rendendolo complice di una interpretazione che va ben aldilà delle pur discutibili affermazioni del professore.

Così, ad esempio, mentre il grande esperto dichiara che sia l’inquisizione veneta che quella romana non sapevano chi fosse Bruno (cosa peraltro falsa, come ho ampiamente dimostrato nella mia recente ricostruzione dell’arresto), la Salvarani sottolinea che il processo durò a lungo per “la grande notorietà di Bruno”! Inoltre ”i giudici dovettero leggere tutte le 40 opere del filosofo”. Ma quando mai! È accertato che il problema principale era quello opposto: non avevano nemmeno lo Spaccio de la bestia trionfante.

Dispiace sinceramente vedere uno studioso come Ciliberto che, pur tra luci ed ombre, qualche contributo importante all’ecdotica bruniana l’ha dato, farsi manipolare in maniera così sconsiderata, ma gli anni passano per tutti. Dico io, gli avranno pur fatto visionare il filmato prima di renderlo pubblico. Poteva benissimo chiedere di ripetere qualche scena, anche per eliminare alcune imbarazzanti sgrammaticature. Il finale del servizio, con i buoni uffici della Salvarani, è un lungo peana a Bellarmino per il suo trionfo sull’eretico che aveva osato sfidarlo sul terreno della disputa!

A questo punto la beatificazione successiva è ampiamente meritata! Naturalmente tutte le colpe della Chiesa vengono oscurate. “Si dice che forse il prigioniero fu torturato“, poi “Il papa si oppose all’uso della violenza”. Si chiude in bellezza con un’altra subdola menzogna. Che l’esortazione al governatore di Roma a “voler eseguire la sentenza senza mutilazioni di membro” sia una formula ipocrita seguita quasi sempre da esecuzioni capitali è cosa nota. Perché ufficialmente “Ecclesia abhorret a sanguine”.

Nel caso di Bruno, invece, è la dimostrazione del desiderio spasmodico di salvarlo in extremis (anche qui le parole dell’ingenuo Ciliberto vengono portate a sostegno). Il commento finale del conduttore Cesare Bocci è una minaccia che desta inquietudine: “Essere coerenti può costare molto caro. Fino a che punto si è disposti a pagare questo prezzo?”

Meditate, liberi pensatori, meditate bene!

Guido del Giudice

Guido del Giudice ricorda il filosofo Aldo Masullo

Inaugurata a Napoli la XXVI edizione del Maggio dei Monumenti 2020, dedicata a Giordano Bruno – il ricordo di Masullo.

 

Infiniti Mondi Infiniti Modi - Maggio dei Monumenti 2020 - MasulloHa preso il via “Giordano Bruno 20/20: la visione oltre le catastrofi”, XXVI edizione del Maggio dei Monumenti. La manifestazione, fortemente voluta dall’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli Eleonora de Majo, si svolgerà quest’anno, per le note limitazioni, in una veste esclusivamente multimediale, ma non per questo meno interessante. Ne è stata evidente testimonianza la giornata inaugurale, dedicata al doveroso e sentito omaggio al filosofo Aldo Masullo.

Già cittadino onorario della città, recentemente scomparso. Dopo gli interventi in video del Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, del Sindaco di Napoli Luigi de Magistris, dell’Assessore Eleonora de Majo, e dello scrittore Nuccio Ordine, è toccato al prof. Guido del Giudice ricordare il grande Aldo Masullo. Con l’intervento dal titolo “Bruniano nell’anima”, Del Giudice ha rievocato le doti di tolleranza, impegno civile e indipendenza di pensiero che Masullo condivideva col suo “maestro di anarchia”.

Così come infatti definì Giordano Bruno in un suo libro, spingendolo a dichiararsi orgogliosamente “Bruniano”.

Lo studioso napoletano, presidente della “Giordano Bruno Society”, ha concluso il suo discorso raccomandando ai numerosi artisti che daranno vita a questo mese di eventi bruniani di mantenersi fedeli ai principi di coerenza e di libertà che Aldo Masullo aveva ereditato dal grande filosofo, nato a Nola e allevato a Napoli “sotto più benigno cielo”.

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“Giordano Bruno giovane Nolano ad Andria”

“Luci sugli anni di formazione del filosofo”

Il soggiorno andriese del Nolano

L’avvincente articolo di Guido del Giudice, pubblicato sulla nota rivista milanese “La Biblioteca di Via Senato”, si propone di chiarire uno dei punti oscuri della biografia del Nolano. Nel 1571 il Capitolo generale dei Domenicani di Roma lo assegnò come studente formale allo Studio di Andria. Secondo i suoi più importanti biografi, il Nolano non ci sarebbe mai andato.

Attraverso l’accurata analisi dei documenti relativi al corso di studi, e il riscontro delle citazioni contenute in alcune opere, l’ipotesi che Bruno abbia soggiornato ad Andria per circa un anno appare, invece, allo studioso napoletano estremamente probabile: “Fino ad oggi l’effettivo soggiorno di Giordano Bruno nel convento di Andria era stato negato da tutti i biografi. Con questo approfondito studio, ritengo di aver chiarito la questione, dimostrando con elementi convincenti l’inconsistenza delle loro obiezioni. Il lavoro rappresenta, a mio avviso, l’apporto più rilevante degli ultimi decenni alla storiografia bruniana.

Ancora una volta i pedanti da scrivania dovranno arrendersi alla vera ricerca, quella che manca completamente nelle loro lezioni sempre uguali, ricolme degli stessi errori. Già li vedo strepitare come rospetti impazziti, nel putrido stagno delle loro aule noiose, dei loro convegni inconcludenti, contro colui che, pur non facendo parte della loro setta, ne sa di Bruno più di tutti loro messi assieme e continua a fornire contributi innovativi alla conoscenza della vita e del pensiero del Nolano.

Scusate la presunzione, ma li ho sfidati più volte a una pubblica disputa, sull’argomento che preferiscono, ma non hanno mai avuto il coraggio di accettare. In compenso attingono a piene mani, come loro solito, dai miei libri e dai miei articoli”.

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Recensione di Gianmario Ricchezza a “Scintille d’infinito”

 Si trovano su Giordano Bruno sostanzialmente tre tipi di pubblicazioni:

1) Gli scritti originali del Bruno. Grazie anche a valenti studiosi come Giovanni Aquilecchia e alla considerazione di contemporanei dell’epoca, soprattutto tedeschi, abbiamo ad oggi la quasi totalità delle oltre 40 opere scritte dal filosofo.
2) Scritti sul Bruno. Preziosi quelli di carattere storico, che hanno rintracciato documenti dell’epoca (soprattutto le voluminose ricerche di Vincenzo Spampanato), facendo emergere la viva figura del filosofo dalle ombre del tempo. Tra gli altri scritti, più filosofici, ne troviamo purtroppo di fuorvianti: alcuni hanno la pretesa di spiegare il più grande filosofo italiano senza avere la necessaria levatura intellettuale; come sosteneva Anacleto Verrecchia, non basta insegnare filosofia per essere filosofi, così come fare il prete per essere santi. In questa categoria vi sono anche autentiche aberrazioni di tanti che vogliono classificare arbitrariamente Bruno come un eretico medievale, un mago rinascimentale, un idealista hegeliano, un anticlericale risorgimentale o un prefiguratore della scienza moderna.
3) Considerazioni becere o false. Dilagano false citazioni di individui che si gratificano in modo stupido, intestando fraudolentemente al nome famoso le loro dabbenaggini.

Guido del Giudice lotta da tempo contro questi cervelli dannosi e pericolosi.

"Scintille d'Infinito" La recensione di Ricchezza.Oggi Del Giudice ci presenta il suo ultimo lavoro che inseriamo a buon diritto nella prima categoria: è infatti un utilissimo florilegio dalle opere del Nolano, che consente a tutti di accostarlo nel modo migliore. Non è una semplice antologia, costruita secondo gusti preconcetti e quindi riflettente una visione parziale, tanto meno una compilazione scolastica; né avrebbe potuto esserlo, vista la lunga consuetudine col filosofo e l’onestà intellettuale dello studioso.
Quello che ci viene presentato è il frutto di decenni di letture, effettuate da un occhio limpido e preparato, con grande interesse e rispetto. Abbiamo così a disposizione 200 brani del filosofo, evidenziati tra migliaia di pagine e presentati in modo accessibile; oltre a una utile suddivisione per argomenti, quando non sono stati tradotti dal latino, sono stati modernizzati nel linguaggio con un intervento leggero e non invasivo, il più possibile fedele all’originale.
Un grande lavoro, unico nel suo genere, che meriterebbe di essere adottato nelle scuole, dove il Bruno figura soltanto come intestatario di alcuni edifici. Ma è utile a tutti, anche agli specialisti, perché consente di rintracciare in breve tempo i testi di riferimento mediante un collegamento riportato in appendice. Una veste editoriale comoda e leggera, dal prezzo accessibile, completa il pregio del libro.
Gianmario Ricchezza

20 anni di studi bruniani

Non è nel mio carattere guardare indietro, ma il ritiro forzato che sta mettendo a così dura prova le nostre vite è l’occasione per ripercorrere le tappe di venti anni di fatiche, ma anche di intense soddisfazioni e di crescita intellettuale

Guido del Giudice e i suoi studi bruniani

Era il 17 febbraio del 2000. Dopo aver percorso a piedi il tragitto dalle carceri di Tor di Nona a Campo de’ fiori per ricordare il quarto centenario del rogo infame, decisi di scrivere un piccolo opuscolo per celebrare l’evento. Nacque così il mio primo libro “Www Giordano Bruno”, dedicato alla mia esperienza sul web, cominciata due anni prima con la creazione di quello che sarebbe diventato il più importante sito Internet dedicato al Nolano.

Sono passati vent’anni da allora e a quel primo libro ne sono seguiti altri 10, fino ad arrivare alla piccola antologia di aforismi appena pubblicata col titolo di “Scintille di infinito”. Venti anni di studi, di viaggi sulla rotta della peregrinatio del Nolano, di saggi, documentari, convegni, conferenze.

Ad ognuno di questi libri è legata un’emozione, una scoperta biografica, un’intuizione filosofica. Ci vollero cinque anni perché si materializzasse “La coincidenza degli opposti”, frutto di una innovativa riflessione sulle consonanze tra la filosofia Bruniana e le filosofie orientali. Un lavoro che ha aperto agli studi bruniani prospettive ancora inesplorate. L’anno dopo iniziò il ciclo delle traduzioni con le “Due orazioni”, la Valedictoria e la Consolatori,  pronunciate da Bruno in Germania nelle due università dove gli fu finalmente concesso di insegnare: Wittenberg e Helmstedt.

La loro realizzazione si accompagnò, come tutte le altre traduzioni da me effettuate, ad una accurata ricerca di atmosfere e informazioni sui luoghi dove esse furono composte. Due anni dopo è la volta del Camoeracensis Acrotismus. “La disputa di Cambrai” è la prima traduzione in assoluto dell’opera, innovativa fin dal titolo, che risolve un’annosa questione interpretativa.

Anche in questo caso la metodologia “on the road” si rivela fruttuosa. Un viaggio a Praga, nella biblioteca del Klementinum, per esaminare una famosa copia originale del libro, donata da Bruno a Tycho Brahe, mi riserva la scoperta di una firma autografa del filosofo fino ad allora sconosciuta. A questo punto si fa strada il progetto di portare a termine tutte le traduzioni dal latino non ancora disponibili. Vedono così la luce nell’ordine, dal 2009 al 2017, “Il dio dei geometri”, la “Somma dei termini metafisici”, “Contro i matematici” e le “Epistole latine”.

“Il dio dei geometri” raccoglie la traduzione completa dei dialoghi realizzati da Bruno durante la tempestosa querelle parigina con il geometra salernitano Fabrizio Mordente, ricostruendo gli antefatti che determinarono la sua precipitosa fuga dalla capitale francese alla volta della Germania.

Le indagini sul periodo tedesco, preparatorie alla traduzione della “Somma dei termini metafisici” dettata da Bruno a Raphael Egli, nel castello di Elgg, tra le montagne zurighesi, mi conducono alla scoperta più importante: i rapporti intrattenuti da Bruno con la confraternita dei Rosacroce.

Il saggio introduttivo “Giordano Bruno in Svizzera tra alchimisti e Rosacroce” diventa subito un classico, che segna una svolta negli studi bruniani, confermando e ampliando l’influenza del Nolano sugli ambienti esoterici e alchimistici fino ai giorni nostri. Quattro anni di lavoro mi costerà la traduzione successiva, quella dei 160 articuli adversus mathematicos, pubblicata nel 2014.

“Contro i matematici” esplora e mette a fuoco uno degli aspetti principali del pensiero bruniano, forse il più affascinante e controverso: il rapporto tra scienza e magia.

L’ultimo mio cimento col latino dura tre anni. La traduzione delle epistole dedicatorie delle opere composte nella lingua dei dotti mi consente di presentare, per ognuna di esse, il contesto storico e ambientale in cui furono scritte. Ne viene fuori un’immagine inconsueta del filosofo, relativa a periodi della sua vita scarsamente analizzati dai biografi precedenti. Negli intervalli del lavoro di traduzione escono dai torchi editoriali altri due libri, a cui sono particolarmente legato.

Quasi a voler alleggerire l’impegno a tratti ostico delle traduzioni, essi si rivolgono con un tono divulgativo agli appassionati, che, in numero sempre crescente, hanno iniziato a seguirmi.

Del 2012 è la mia intervista a Giordano Bruno “Io dirò la verità”, che analizza e chiarisce le fasi finali della vicenda processuale del filosofo. Un libro che ha avuto una larga fortuna, testimoniata da una versione teatrale, da numerose imitazioni e… qualche sfacciato plagio. Il secondo lo realizzo l’anno successivo per esaudire la richiesta di fornire un testo agile e didattico a coloro che si avvicinano per la prima volta alle opere del Nolano.

Il profeta dell’universo infinito” ottiene un tale successo che lettori e studiosi di ogni paese si offrono di tradurlo nella loro lingua madre. Risultato: sette versioni in italiano, francese, inglese, tedesco, spagnolo, greco e portoghese, che presto saranno disponibili anche in versione e-book. Per coronare questo ventennio di studi intensi e faticosi, ma prodighi di soddisfazioni, non potevo esimermi dal lasciare un segno anche in questo 2020.

Ecco perciò la piccola antologia degli aforismi di Bruno a me più cari, raccolti durante questi venti anni di lavoro, appuntati su post-it tra una traduzione e l’altra, dimenticati tra le pagine di un vocabolario o sul fondo di una valigia durante uno dei miei viaggi sulle tracce di questo straordinario personaggio.

Come racconto nell’introduzione, questo prezioso breviario del pensiero bruniano volevo tenerlo per me, intimo, personale livre de chevet. Poi mi son detto che così facendo avrei tradito la missione costante del mio lavoro: far giungere il messaggio del filosofo al pubblico più vasto possibile.

La spinta decisiva alla decisione di pubblicarlo è venuta dalla necessità di distinguere la genuina parola del filosofo dalle numerose false citazioni diffuse in maniera incontrollata attraverso il copia-incolla della rete.

Non può mancare, a questo punto, un ringraziamento a tutti coloro che mi hanno sostenuto in questo percorso. Inizio da Sante Di Renzo, il mio editore storico, che ha creduto fin dall’inizio in questo progetto, in apparenza così lontano dalla sua linea editoriale. Il mio pensiero va poi a tutti coloro che in questi anni mi hanno seguito nei successi e incitato a non arrendermi nei momenti difficili.

Al popolo dei social, che mi ha accordato la sua fiducia, ad onta del bombardamento ingannevole delle false citazioni e dell’indifferenza fraudolenta degli accademici, feriti nell’orgoglio e… nel portafoglio. La loro meschina vendetta è consistita nell’escludere questi undici libri (che in segreto consultano e copiano continuamente) dalle note e dalle bibliografie dei loro testi pedanteschi. Continuano a non rendersi conto che oggi i lettori sono più interessati alla verità che alle loro patetiche baruffe filologiche. Infine un grazie dal profondo del cuore va alle persone che hanno collaborato alle mie iniziative con passione e disinteressato entusiasmo.

E adesso… guardiamo avanti!

Guido del Giudice

Il cratere “Giordano Bruno”

“Giordano Bruno sulla Luna”

Il cratere Giordano Bruno

“Lassù  forse potrei trovare finalmente un po’ di pace, fuggire l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’ odio, la moltitudine che non mi contenta”. Queste le parole che Guido del Giudice fa pronunciare al Nolano nel libro “WWW.GIORDANO BRUNO”, riferendosi alla luna ove lo portò qualche anno dopo la sua morte, nel 1648, un suo grande ammiratore: Cyrano de Bergerac.

Nel suo  “L’autre monde ou les états et empires de la Lune”, come acutamente osserva Jean Rocchi: “Dyrcona (anagramma di Cyrano) incontra un personaggio travestito da “demone di Socrate” immortale, che un lettore sagace riconoscerà senza sforzo. Cyrano ci dice che quest’uomo é arrivato sulla Luna da non molto tempo, dopo aver fatto un viaggio in Europa dove ha incontrato il dottor Faust, i Cavalieri di Rosacroce e Campanella, mentre era a Roma dinanzi all’Inquisizione.

E’  nato sul Sole ma ha preso dimora sulla Luna perché qui gli uomini sono amanti della verità, non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e non c’é autorità di sapiente, né prevalenza di numero che possa avere il sopravvento sull’opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio”

Nuovo gioco di specchi: questo demone di Socrate ha incontrato in Inghilterra, dove ha studiato i costumi dei suoi abitanti, un uomo di cui egli fa il nome, ma che potrebbe essere lui stesso, in base alla descrizione che ne fa.

Quest’uomo é considerato una vergogna dal suo paese, perché é certamente una vergogna per i grandi del vostro Stato riconoscere in lui la virtù di cui é la personificazione, senza per questo adorarlo. Egli é tutto spirito, tutto cuore, Egli – aggiunge- é il solo poeta, il solo filosofo e il solo uomo libero che avete. 

Chi é questo affascinante personaggio? Cyrano non dirà più niente ma aggiungerà solo un’ultima allusione quando, dopo averlo lasciato, Dyrcona, ritornando sulla Terra, sta quasi per toccare una montagna tutta in fiamme, per ritrovarsi steso su delle eriche in cima ad una collinetta in Italia.

Questo demone di Socrate, Italiano, gran viaggiatore é figlio del Sole, del Vesuvio e della collina di Cicala

Egli ha un nome che nemmeno Cyrano poteva pronunciare”.

Il nome lo pronuncia Guido del Giudice in questo capitolo tratto dal suo avvincente libro che ci fa rivivere in modo suggestivo la spettacolare vicenda della formazione del cratere lunare, che sarà intitolato al filosofo Nolano: “Il tempo è volato via rapidamente. Discorrendo non ci siamo accorti che un intero giorno è passato e, mentre cala l’oscurità, fa già capolino in cielo una candida luna.

–   La luna mia, per mia continua pena, mai sempre è ferma, ed è mai sempre piena. Mi è sempre piaciuto nelle  serate luminose come questa, contemplarla e immaginare di essere lassù.

–   Anche questo tuo desiderio si è avverato: ti ci  portò qualche anno dopo la tua morte, sulle ali della sua fantasia, un tuo ammiratore: Cyrano de Bergerac.

Neanche lui poteva pronunciare il tuo nome ma nel suo Stati e Imperi  della Luna, pensava certamente a te, quando descrisse un personaggio, nato sul Sole ma che ha preso dimora sulla Luna perché qui gli uomini sono amanti della verità, non si vedono pedanti e i filosofi si lasciano convincere solo dalla ragione e né l’autorità di un sapiente, né quella della maggioranza hanno  il sopravvento sull’opinione di un trebbiatore, se questi ragiona meglio.

–  Lassù forse potrei trovare finalmente un po’ di pace, fuggire l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’ odio, la moltitudine che non mi contenta.

–  Seguimi allora e preparati a una sorpresa: c’è un ultimo luogo che voglio farti visitare, insieme il più recente e il più antico. Ricordi quella cronaca medievale di fra’ Gervaso, lo storico della cattedrale di Canterbury?

–  Parlava, se ricordo bene, di un’eruzione di fuoco dalla luna.

–  Era la domenica che precede la festa di San Giovanni Battista, nell’estate del 1178. Cinque monaci ,terminate le preghiere serali, prima di ritirarsi nelle loro celle, si fermarono in silenzio a guardare il cielo. La luna crescente splendeva con la sua gobba rivolta ad ovest. D’un tratto videro il bordo superiore dell’astro incrinarsi e dallo spacco scaturire un ‘immensa fiammata, che lanciò tutt’intorno vampate di materia infuocata. I frati si guardarono stupefatti e corsero allarmati a riferire ciò che avevano visto. Che prodigio era mai quello e quali sventure annunziava ?

–  Avranno pensato al diavolo! Soltanto lui, secondo loro, poteva permettersi di sconvolgere l’immobile imperturbabilità degli astri!

–  Guarda quest’immagine! Esattamente nella regione descritta da fra Gervaso, l’asteroide che colpì la luna in quella sera di giugno, lasciò sulla sua superficie un enorme cratere. Otto secoli dopo scienziati e astronomi, che numerosi ammirano le tue intuizioni sulla relatività e sull’infinità dell’universo, hanno voluto renderti omaggio.  Al confine tra faccia visibile e invisibile del satellite, tra ombra e luce come il tuo destino, teso a valicare i limiti dell’inconoscibile, quel grande, luminoso cratere ora porta il tuo nome. La statua imponente sul suo piedistallo qui nel mezzo della piazza mi sembra un razzo puntato verso il cielo, che voglia partire per raggiungerlo. Ho l’impressione di sentirla vibrare e sollevarsi, portandomi con sé verso l’infinito.

Nella piazza si è ormai spenta l’eco dei comizi e dei ringraziamenti. Se ne riparlerà tra 48 anni, quando i pedanti torneranno qui a celebrare la tua nascita. Cerco il tuo sguardo  fermo e sereno al tempo stesso, e  sento risuonare un’ultima volta la tua voce, per ricordarmi  l’eterno messaggio di libertà e di speranza : Cosa non è di male da cui non s’esca, cosa non è di buono a cui non s’incorra”.